L’efficacia della mascherina

L’efficacia della mascherina

Il contributo di ciascuno di noi nel mettere in atto le giuste misure per la prevenzione della trasmissione del virus Covid-19 è importantissimo per proteggere innanzitutto la nostra salute, salvaguardare il benessere generale della società e della sua economia. L’epidemia è ancora
in corso e i dati dimostrano come molti pazienti che sono venuti a contatto con il virus, pur essendone guariti, debbano continuare a fare i conti con le conseguenze a lungo termine causate dalla malattia.

Ad oggi non ci è ancora possibile debellare il virus, ma prevenirne la diffusione e gli effetti sì. Questo implica l’impegno di tutti nell’adottare e seguire con attenzione le misure prescritte, prima fra tutti l’utilizzo della mascherina. Un numero di prove crescenti dimostra infatti l’efficacia delle mascherine come misura in grado di contenere l’infezione. In un recente studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine, sono stati raccolti casi ed evidenze che hanno portato ad affermare che l’uso delle mascherine, in attesa di un vaccino, contribuisca al rallentamento della diffusione della pandemia in corso. Ma non solo. Introduce l’ipotesi, che molti altri studi stanno cercando di approfondire, secondo la quale l’utilizzo della mascherina nella comunità potrebbe aiutare a ridurre la gravità della malattia, garantendo che una percentuale maggiore di nuove infezioni sia asintomatica.

Le mascherine chirurgiche possono essere definite tali solo se certificate secondo standard regolatori che garantiscono la certezza che il prodotto possa assicurare un determinato livello di prestazioni. A seconda del “tipo” (I, II o IIR), garantiscono la filtrazione delle goccioline, limitandone l’uscita verso l’esterno, la traspirabilità e, se del caso, la protezione dagli schizzi. Le diverse tipologie dipendono delle caratteristiche del materiale tessuto-non-tessuto da cui sono costituite (es. polipropilene, polietilene o cellulosa) e dalle tecnologie utilizzate per realizzare i 3 o 4 strati di cui sono composte (es. spunbond, meltblown). Possono variare nel formato (solitamente rettangolare) e nella colorazione.

Le mascherine chirurgiche devono essere conformi alla norma tecnica UNI EN 14683, la quale prevede i seguenti requisiti principali:

verifica della capacità di filtrazione batterica (BFE): consiste nel determinare la capacità del materiale utilizzato per la mascherina di fare da barriera ai microrganismi. La maschera, per essere conforme, deve avere un valore minimo di BFE di almeno il 95%;

prova di pulizia microbica (bioburden), consiste nell’ accertare l’assenza di popolazione di microrganismi vitali sulla mascherina e/o imballaggio;

biocompatibilità: prevede l’esecuzione di prove tossicologiche per accertare l’assenza di effetti collaterali negativi generati dai materiali utilizzati;

traspirabilità: è la determinazione della permeabilità all’aria della mascherina, attraverso la rilevazione della pressione differenziale.

Fonti: Monica Gandhi, M.D., M.P.H., and George W. Rutherford, M.D. – N Engl J Med – 2020
www.who.int

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